“Innovation happens at the intersections”.
Emilie Wapnik

Ci sono eventi che cambiano letteralmente senso a percorsi che davamo per acquisiti, modificandone la prospettiva e perfino l’orizzonte.

Di recente ne abbiamo visti – e forse subìto – molti. Il tutto veicolato e agevolato, almeno in parte, dalla diffusione di quelli che solo pochi anni fa venivano definiti “nuovi media” e che altro non sono, ricordiamolo, che i media digitali, ovvero i siti web, le chatroom, la stessa e-mail (se viene usata come Newsletter), i forum, i blog, i servizi di social network etc.

Questi media digitali, per le loro caratteristiche, posseggono una connotazione culturale particolarmente densa e potenzialmente “virale”, in quanto punto di convergenza di due traiettorie un tempo distinte, quella delle tecnologie informatiche e quella dei media visivi.

Questo incontro, come vediamo ogni giorno, ha dunque rappresentato una novità culturale di eccezionale portata che ha amplificato in maniera esponenziale e massiva l’orizzonte comunicativo inaugurato a suo tempo dai media più tradizionali.

Ci sono eventi che capovolgono l'orizzonte di senso in cui eravamo immersi... Click To Tweet


Il media digitale parla, vede e ascolta…


La rivoluzione introdotta dal linguaggio digitale ha infatti coinvolto tutti gli stadi della comunicazione e tutti i tipi di media, e ha riguardato indistintamente testi, immagini, immagini in movimento e suoni.

Non solo: è intervenuta in tutte le fasi di acquisizione, manipolazione, salvataggio e distribuzione delle pratiche di comunicazione. E tuttora lo fa in maniera pressoché incessante, in quella che Jeremy Rifkin ha chiamato L’era dell’accesso. *1

Tutto si converte ormai al linguaggio digitale, consentendo a ciascun media di relazionarsi, dialogare e interagire con gli altri influenzandosi e modellandosi a vicenda.

E allora addentriamoci insieme in questa “conversione”, che può essere di tutto, tranne che un atto di fede, vista la sua deriva affatto virtuale.

Numeri in forma di parole, parole in forma di numeri…

Punto di convergenza di tale orizzonte di possibilità
, dicevamo, è stato innanzitutto il computer, che ha unito le due traiettorie evolutive in un incontro probabilmente predestinato, e più di recente i dispositivi mobile, che hanno dato la spinta finale alla chiusura del sistema (che ha tutta l’aria di essere autopietico).

Dal punto di vista “tecnico”, le caratteristiche principali dei cosiddetti nuovi media, sono state indentificate in questo set di parole chiave (o almeno così ho capito io:-):

  • la rappresentazione numerica;
  • la modularità;
  • l’automatismo;
  • la variabilità;
  • la transcodifica culturale.

È chiaro che la rappresentabilità numerica è condizionale alla loro stessa esistenza: tutti i media vengono trasformati in dati numerici (linguaggio binario) accessibili ai computer e ai dispositivi mobile.

Modularità, automatismo e variabilità – mi viene da dire – sono invece al tempo stesso condizione sine qua non e punto di approdo di tali media. La stessa transcodifica culturale può essere a un tempo sorgente e foce del media stesso.
In questo modo, grazie a requisiti comuni, media che un tempo erano perlopiù distinti tra loro, convergono, in qualche modo si assomigliano e, soprattutto, possono comunicare tra loro.

A proposito: la conversione dei dati in una rappresentazione numerica viene chiamata digitalizzazione. Quegli stessi dati vengono poi campionati e la frequenza del campionamento è detta risoluzione…
Ed è proprio questo campionamento – o così almeno mi sembra 🙂 – che trasforma i dati continui dell’oggetto in dati discontinui o discreti, cioè dati relativi a unità distinte (e distinguibili) che presuppongono la possibilità stessa di costituire un linguaggio.

Dando il via a un cambio di passo culturale che forse non ha eguali.

Quale prospettiva culturale ci consegnano oggi i social media? Click To Tweet

La domanda, quindi, è sempre quella: dove stiamo andando?

Dal punto di vista più “evoluzionistico”, (e qui entro più nel mio, di linguaggi) possiamo dire che stati due i principali approcci al fenomeno di cui abbiamo parlato fin qui: il determinismo tecnologico e il costruzionismo sociale. Almeno sino ad oggi.

(Ma le cose, in proposito, sono in grande fermento, come magistralmente illustrato in questo articolo di Federico Gennari Sartori pubblicato su Pagina99.)

Il primo approccio, dicevamo, quello deterministico, pronone la tesi per cui lo sviluppo della tecnologia è diretto responsabile dello sviluppo storico e sociale, attraverso una forzatura dell’idea per cui “il media è il messaggio” *2.

Il secondo, ovvero il costruzionismo sociale, rovescia invece l’analisi e considera il media come il risultato integrato di forze sociali e culturali *3.
Un po’ come accade per l’uovo e la gallina, insomma: chi è nato prima? Chi genera l’altro? 🙂


Salomonicamente, italianamente, diamoci nel mezzo!

Per comprendere appieno l’evoluzione culturale in gioco, è forse utile tentare un approccio sia sistemico che relazionale che trovi una sintesi tra le due correnti.

E ricordare che tecnologia e diffusione dei media non solo sono intrinsecamente legati, ma dipendono da processualità sociali precise distinte in varie fasi consequenziali, anche queste ampiamente citate, ovvero:

  • invenzione e costruzione;
  • innovazione e istituzionalizzazione;
  • diffusione o trasferimento.

Attraverso questi step, quindi, i nuovi media si sono imposti  nella società, riverberandosi in opportunità comunicative nuove ed esponenziali praticamente a portata di chiunque.

La loro flessibilità, modularità e manipolabilità ne fanno materia accessibile, plasmabile e trasmissibile secondo necessità e creatività anche senza essere necessariamente dei tecnici. Materia da maneggiare con cautela?

Senz’altro. Come sempre, del resto, quando si parla di comunicazione.

Social media: personalizzazione versus standardizzazione? O moltitudine versus popolo? Click To Tweet


Riassumiamo: come andrà a finire? Chissà chi lo sa…

I media digitali, sia per le loro caratteristiche materiali che per il loro legame imprescindibile con la comunità in cui si edispiegano, seguono la logica tipica delle società post industriale, che propone criteri di personalizzazione al posto della standardizzazione.

Il tutto, rappresentando oggi la possibilità concreta della realizzazione di una società non più di massa, bensì composta da tanti individui, unici e originali, le cui scelte non determinano un concetto di “qualità” limitante e data a priori, ma piuttosto uno scenario di innumerevoli possibili “pertinenze” date a posteriori, aprendo nuovi orizzonti in tutti i settori della società.

Un nuovo modello culturale, dunque, che se all’inizio sembrava portare con sé molti vantaggi e poche controindicazioni, oggi, nel momento in cui si sta generalizzando, mette in luce un grande punto interrogativo: stiamo forse
spalancando le porte a una
moltitudine anziché a un popolo, come direbbe Paolo Virno?


NOTE

*1 – Secondo l’autore, economista attivista e saggista statunitense, stiamo entrando in un nuova fase del capitalismo legato al concetto di accesso. L’era dell’accesso è appunto questo cambiamento che prevede il passaggio da un’economia dominata dal mercato e dai concetti di bene e proprietà, verso un’economia dominata da valori come la cultura, l’informazione e le relazioni.

2* – Marshall McLuhan, sociologo canadese.

*3 – Teorico di riferimento ne è il sociologo Wiliams.



PER SAPERNE DI PIU’

Razzoli Damiano, 2009, Materiale didattico del corso di NUOVI MEDIA, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Menduni Enrico, 2007, I media digitali, Laterza, Roma-Bari.

Manovich Lev, 2005, Il linguaggio dei nuovi media, Olivares, MIT.

Mascheroni, 2007, Le Comunità viaggianti. Socialità reticolare e mobile dei viaggiatori indipendenti, Angeli, MI.