Martedì 22 del mese di agosto dell’anno duemiladodici, alle ore 4.26 ante meridie il sottoscritto carabiniere scelto Giuseppe Camusso in servizio di pattuglia notturna riceve una comunicazione di incidente dalla stazione di servizio dei carabinieri di Tor Bella Monaca che segnala la presenza di un’auto in fiamme all’altezza dell’uscita 16, Prenestina, del Gran Raccordo Anulare.
A seguito di altre segnalazioni analoghe il sottoscritto e il carabiniere semplice Antonio Lo Porto decidono di recarsi sul luogo dell’incidente per verificare l’entità dello stesso. Arrivati sul posto alle 4.38 viene constata la presenza di un’auto, per la precisione una Fiat Ritmo di color azzurro, con il cofano aperto e un principio di incendio proveniente dal motore. A pochi metri dalla vettura un uomo seduto per terra si tiene con una mano la testa, da cui fuoriesce copioso fiotto di sangue dall’arcata sopracciliare dx e dal naso. Nell’altra mano l’uomo stringe i due incisivi superiori insanguinati. Ci accertiamo che sia cosciente, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.
Dopo pochi minuti, alle 4.57 arrivano i primi soccorsi che provvedono alle necessarie medicazioni al ferito. Viste le condizioni non gravi dell’uomo e, nonostante lo choc, lo stato di lucidità del medesimo, procediamo a interrogare il conducente del mezzo per accertare la dinamica dell’incidente.

– Come si chiama?
– Vito
– E poi?
– E poi cosa?
– Il cognome. Vito…?
– Vito Calandriano
– Nato a…?
– A Ceccano, provincia de Frosinone.
– Residente?
– A Roma, in viale Togliatti, 186, scala 4, interno 12.
– Quanti anni ha, signor Vito?
– 54… quasi 55.
– Che professione svolge?
– So’ camionista
– Allora, signor Vito, cosa è successo? Ci racconti tutto con calma.
– Eh, cosa è successo… cosa è successo… Avevo finito un trasporto, avevo consegnato il camion, ho preso la maghina e stavo tornando a casa… e passando dal Prenestino vedo lungo la strada delle femmine… che passeggiano… mi fermo e ci chiedo se hanno bisogno di qualcosa… E ce ne steva una, coi cavilli niri niri… e duo uocchi come di carbone, ca me guardava… con uno sguardo ca me fissava tutto driento… sì, ha capito, tutto pieno di voglia sessuale… ca io me ne sono andato via subito, ca me sentiva tutto infricato…
Ma poi sono tornato indrieto, ca chella femmina mi aveva tutto ribollito ‘o sangue… Chesta s’affaccia ‘o finetrine e me dice “te faccio stare bene” e me fissava co duo occhi di carbone addosso che me intorcinava tutto lo stomaco… Allora è trasita in macchina, ma io non volevo… “Andiamo a fare un giretto” mi ha detto, come a comandare… e io ho preso l’accordo anulare per farci un giretto…E lei, intanto che io guidavo, me se strusciava tutta addosso e me ficcava la lingua nella recchia, che io ci dicevo di abbozzare che mi faceva arridere… e poi mi ha messo una mano tutta ingiuiellata de anelli in mezzo alle gambe… intanto ca io guidava sempre… che pure chesta vota ci ho detto de abbozzare… Ma nente… Chesta s’era azzeccata addosso e a mia me pareva de avere ‘a fievre… E allora anca io c’ho allungato la mano e c’ho cominciato a toccari i ginocchi, le coscie, le zinne, piccole e dure come noci… e poi pure io c’ho ficcato la mano in mezzo ai cosci… e lì… e lì ho trovato un asso di bastone, signor commissario…
– Non sono commissario
– Mi scusi, signor brigadiere… Chella femmina non era femmina pe’ niente! E fu allora che la macchina sbandò e andò a picchiare addosso a ‘o paracarro! Maria santissima! Che botta! Tutto pieno di sangue ero…
– E la signorina? Sì, insomma… l’altra persona… dove è finita?
– E che ne saccio?! Appena schiantati, trasì dalla macchina e se n’andò, se n’è fuita per i campi… quella… quello… Oddio, oddio! La mia macchina… E che ci racconto ora a mia mugghiera? Pure 20 euri me fottìu… quel brutto figghio de na mignotta…