La Divina Commedia ha 700 anni, ma non li dimostra. Il testo ha mantenuti intatti nel tempo forza espressiva e impatto emotivo. Ancora oggi è letta, commentata, trasposta in altre forme narrative, dal teatro al fumetto, oggetto di ricerca filologica e di più generica curiosità culturale. Le mode non l’hanno scalfita, anzi ognuna se ne è appropriata, adattandola al proprio stile. Tutti la citano. Tutti la esaltano. Insomma, sembra quasi che Dante stia vivendo una seconda giovinezza e la contemporaneità abbia trovato nella sua opera una straordinaria metafora del presente.
Quali sono gli elementi che rendono lo storyteller fiorentino così vicino al nostro gusto di fanatici fruitori di narrazioni? E se provassimo a leggere il poema come se fosse una serie televisiva, di quelle che vanno di moda ora, tipo un Trono di spade o un Breaking Bad, tanto per intenderci? Ecco cosa abbiamo pensato (con tutto il rispetto per il maestro…):

1. La serialità: ogni cantica è come una “stagione” all’interno della quale sono inserite le puntate della serie. C’è una cornice narrativa, che è il viaggio ultraterreno, ma all’interno di questa cornice ogni canto è come se fosse un episodio autonomo, anche se legato al resto della storia. Ogni stagione è composta da 33 episodi (più uno di introduzione, come fosse una puntata pilota).
2. I salti temporali: esiste, è vero, un flusso narrativo che segue l’ordine cronologico, ma ogni episodio fa in realtà riferimento a qualcosa di già avvenuto o anticipa ciò che sarà; flashback e anticipazioni, ricordi e profezie rendono frammentario e intrecciato lo scorrere del tempo narrativo, come vuole la tradizione del romanzo novecentesco.


3. Realismo e visionarietà: il viaggio di Dante nell’aldilà è reale, è fatto col corpo, è sensoriale e vero. Eppure è visionario, nel suo duplice senso, quello cioè di immaginare l’inesistente, ma anche quello di creare visioni, immagini dallo straordinario potere evocativo. La Divina Commedia è cinema: l’immagine di Cerbero, di Farinata, di Pier delle Vigne e di altri protagonisti dell’opera, o quella di alcuni paesaggi si fissano nella memoria del lettore fino a diventare indelebili, indimenticabili, imprescindibili dal suo immaginario. Questo è il motivo principale che ha fatto sì che molti artisti hanno illustrato Dante o ne hanno tratto spunto per le loro opere. L’elenco è lungo, dai primi manoscritti del Trecento a Botticelli, da Michelangelo a Blake, da Guttuso a Dalì. Per non parlare dei contemporanei, da Mattotti alla versione manga di Go-Nagai.


4. La contaminazione dei generi: Dante scrive un’opera che è testo iniziatico, ma anche romanzo di formazione, libro di viaggi e d’avventura, horror, giallo, romanzo psicologico, sentimentale, filosofico, di critica sociale. Insomma, la Commedia è un testo che confonde i generi, come vuole la contemporaneità, li mescola e li spariglia in un gioco sorprendente di rimandi che non ha mai fine, con l’intento, dichiarato, di creare un unicum, irripetibile. Ricorda il cinema di Kubrick, che usava i generi per trasformarli in altro.
5. La sperimentazione linguistica: linguaggio alto e linguaggio basso si mescolano in un indissolubile intreccio espressivo in cui lessico popolare e terminologia colta e aulica convivono splendidamente in una continua sfida lessicale. Dante è stato un grande sperimentatore linguistico, il Joyce dei suoi tempi, che ha fatto propria la tradizione per trasformarla in un nuovo linguaggio. Plurilinguismo, diceva Contini, di natura post-moderna, che fa convivere in un’unica lingua il passato e il futuro, e i tanti registri della comunicazione.


6. Il metalinguismo: Dante riflette spesso sul suo essere scrittore, sulla capacità della poesia e della lingua in generale di esprimere l’inesprimibile. Soprattutto nel Paradiso, fa appello al lettore affinché il patto narrativo che ha stretto con lui si consolidi, affinché la pratica della lettura si trasformi in una forma di esperienza spirituale di natura salvifica. L’opera si autogiustifica in molti passi, soprattutto del Purgatorio, con la necessità che ha Dante di far comunicare il mondo dei defunti con quello dei vivi. La narrazione diventa una forma di sopravvivenza dal quotidiano.
7. E poi ci sono tanti altri elementi che rendono Dante un autore moderno: la capacità descrittiva (ambienti e personaggi fissati in pochi tratti, schizzati con un vigore che li rende tangibili), la suspence (immagino i primi lettori dell’opera…), il narratore interno ( che rende ogni lettore un viaggiatore ultraterreno, sensorialmente attivo ed emotivamente partecipe), l’originalità delle invenzioni (la selva dei suicidi è geniale, Gerione che trasporta sul proprio dorso i due pellegrini, il viaggio di Ulisse, e tanti altri episodi testimoniano di una fantasia grandiosa e inesauribile), a tanti altri aspetti narrativi e linguistici che rendono l’opera di Dante ancora attuale, anzi, fresca, fragrante come un bel pane appena sfornato.

Omero, Dante, Shakespeare non finiranno mai di sorprenderci, proprio perché “inattuali”, cioè fuori dal tempo, e quindi moderni. E la loro voce risuonerà eternamente, o almeno “…infin che il mar non sarà sopra noi richiuso...”.

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