AUTORE: Gerri Lunatici.

Il ragionier Tonelli non usciva mai dal lavoro prima delle sei di sera e per arrivare a casa, col traffico dell’ora di punta, ci metteva sempre almeno un’oretta. Così, quando arrivava nel suo quartiere, trovare un parcheggio disponibile era un’impresa disperata. Ci provava tutte le sere a passare sotto casa, per vedere se per miracolo ci fosse un posto libero, che so, qualcuno che proprio a quell’ora uscisse di casa e lasciasse un po’ di spazio alla sua macchina. Ma questa eventualità si realizzava raramente. In quella zona i garage costavano cifre proibitive, ed ora capiva anche perché. Lui stesso, quando aveva acquistato casa in quel quartiere, ad un prezzo conveniente, non si era preoccupato del posto auto, e pensava che in qualche modo avrebbe risolto. Ma ultimamente, dopo un’ora trascorsa nel traffico e quasi un’altra per trovare un parcheggio, la cosa si era fatta pesante. Spesso era costretto a lasciare l’auto a due isolati di distanza da casa sua e a farsi a piedi un’altra mezz’ora di strada. E capitava che piovesse. E naturalmente non aveva l’ombrello, perché la mattina c’era il sole…
Negli ultimi mesi, poi, la faccenda si era complicata, a causa dell’arrivo di un nuovo inquilino, che abitava in un vecchio stabile di fronte al suo. Anche lui tornava dal lavoro alla stessa ora e anche lui girava nelle stesse strade alla ricerca di un posto. All’inizio si erano scambiati pure qualche sorriso, come di complicità, vittime entrambi di uno stesso avverso destino.
Una volta, addirittura, il ragionier Tonelli gli aveva ceduto un succulento posto che aveva trovato per primo a soli 200 metri da casa. L’altro ne aveva approfittato senza farsi pregare. E quella sera pioveva, per giunta. Il ragionier si pentì subito di quel suo gesto di generosità, per il quale non ricevette nessun segno di riconoscenza. Neanche un abbaglio dei fari.
I rapporti tra i due si deteriorano quando una sera, alla fine di una giornata faticosa, il ragioniere trovò un posto libero non lontano dalla sua abitazione. Soddisfatto di quell’inaspettato regalo, si era fermato per fare manovra e parcheggiare. Ma nella foga il motore gli si era spento e non era riuscito immediatamente a riavviarlo. Mentre cercava di riaccendere l’auto, vide alle sue spalle i fari di un’auto che riconobbe immediatamente per quella del suo “rivale”, che occupò con rapidità predatoria il “suo” posto. Il tipo, poi, era sceso velocemente, con un’espressione che al ragioniere parve di beffa, e si era dileguato come un fulmine.
Da quella sera fu guerra.
Non solo il ragioniere aveva cominciato a uscire prima dall’ufficio per accaparrarsi un posto-auto in anticipo, ma se per caso si imbatteva nel suo vicino, lo seguiva per vedere di fregargli il posto.
Una sera, era tardi, pioveva e c’era un buio pesto, vagava per le strade del suo quartiere senza trovare un buco a pagarlo oro, quando vide davanti a sé i fanali di un’auto a lui familiare che si era fermata per prendere il posto di un furgoncino che stava uscendo da un sontuoso parcheggio. Il ragionier Tonelli fu preso da un incontrollato furore agonistico, accelerò, accostò sul lato destro e, appena il furgone si allontanò dagli spazi segnati a terra, si infilò al suo posto, rapido come una saponetta scivolosa. Spense il motore e sgattaiolò dall’auto con un balzo, sparendo in un vicolo laterale. Sentì alle sue spalle il raglio prolungato e innervosito di un clacson.
“Così impari!” disse fra sé il ragioniere, che nonostante la pioggia arrivò a casa fischiettando.
All’alba però il suo sonno fu disturbato da un tuono che fece tremare i vetri. Si affacciò alla finestra, ma non vide nulla di strano che attirasse la sua attenzione. Ormai sveglio, cominciò a vestirsi, fece colazione e uscì come al solito di casa per avviarsi verso l’auto. Quando arrivò all’altezza del posto in cui l’aveva lasciata, non credette ai suoi occhi: la macchina era per metà sventrata come da un’esplosione e un fumo nero e denso usciva ancora dal cofano.
Si guardò intorno, per vedere se ci fosse qualcuno.
Con lo sguardo cercò una persona…
Ma la strada era deserta.