In questi giorni di festa, tra Hallowen, celebrazioni funebri e santi, assistiamo a un proliferare di simboli mortuari, primo fra tutti teschi e ossa (c’è anche un dolce che si chiama “ossa di morto”).

E il teschio è un elemento ricorrente anche nella storia dell’arte, da quelli posizionati sotto la croce del Redentore (a simboleggiare Adamo e il suo peccato riscattato dal sacrificio di Cristo) alle innumerevoli rappresentazioni della vanitas, che costituisce uno dei soggetti più amati dai pittori dell’età barocca.

Il nome deriva dall’espressione latina vanitas vanitatum et omnia vanitas, che è tratta dal libro della Bibbia l’Ecclesiaste e vuole ricordare all’uomo la vanità dei beni terreni e delle ambizioni umane, contrapponendole alla vita eterna e all’esigenza della salvezza dell’anima.

Alcuni però interpretano il teschio non solo come un monito, ma anche come un invito a godere dei piaceri della vita e ad approfittare di ciò che offre il mondo, vista appunto la precarietà e la caducità del tutto (e oggi sicuramente prevale questa seconda interpretazione).

Il teschio insomma può essere considerato come un elemento di raccordo tra il memento mori e il carpe diem di oraziana memoria.

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Vincent Van Gogh

Oltre al teschio i pittori del Seicento, secolo caratterizzato da guerre e pestilenze e quindi particolarmente vicino al tema della morte, utilizzarono altri simboli per esprimere il loro sentimento di fragilità della vita: la candela spenta, il fiore spezzato, gli strumenti musicali silenziosi, la clessidra, la mela bacata (come nella celebre Canestra di frutta di Caravaggio).

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Andy Wahrol

Ma il teschio compare anche nella pittura più vicino a noi: l’autoritratto di Bocklin, la piramide di teschi di Paul Cézanne, il teschio con la sigaretta di Van Gogh, il teschio di Andy Wahrol, fino all’ultima provocazione di Damien Hirst, un teschio tempestato di diamanti, e tanti altri.

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Damien Hirst

Il tema del teschio continua ad affascinare gli artisti, ma non solo, visto che spopola anche tra i cultori di tatuaggi e un noto stilista inglese, Alexander Mc Queen, ne ha fatto il brand per una sua linea di abbigliamento.

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Alexander Mc Queen

Insomma, ricordati che devi morire, ma non farne un dramma!