Che faccia ha un poeta?

Quali segni raccoglie il volto di chi gioca ogni giorno con le parole? Quali tracce lascia la frequentazione costante dei misteri della vita?
Chi ama la poesia ama i poeti, e dei poeti desidera conoscerne i volti, scrutarne il guizzare degli occhi, seguirne la gestualità delle mani.
Resta ancora oggi indimenticabile l’immagine di Ungaretti che declama i suoi versi, ormai vecchio e raggomitolato su se stesso, novello Omero di un’epopea moderna e – ahimé – priva di eroismo; o l’elegante e atletica figura di Pasolini, che fustiga i potenti tanto da far tremare – sul serio, allora – il Palazzo.

pasolini
Oppure il volto familiare di nonno Attilio Bertolucci, infaticabile camminatore nei soleggiati sentieri dell’Appennino, o ancora il malinconico sguardo di Pavese, perso nella contemplazione di quelle Langhe da cui si sentiva esiliato…

pavese
E come non provare soggezione e insieme tenerezza per la monumentale eppure fragile figura di Borges? O per il burbero cipiglio di Cardarelli?

borges
Ognuno di questi volti trasmette un’emozione e bastano pochi tratti per tradurla in immagine: dire tutto con il minimo, come vuole la poesia, che usa anche il silenzio, per dare un suono, se non un senso, all’indicibile.