Un sottogenere del ritratto è la caricatura. Il termine, secondo la Treccani, indica un “ritratto che, senza abolire la rassomiglianza con la persona, ne accentua in modo ridicolo o satirico i tratti caratteristici“.
La caricatura ha una storia antica: il gusto per la deformazione dei tratti del volto è già presente in alcune rappresentazioni dell’arte egizia. Alcune maschere del teatro greco, per esempio, accentuano gli aspetti espressivi fino a rendere caricaturali le espressioni facciali. Immagini di Bacco, satiri e fauni, e altri esseri a metà strada tra mondo animale e umano, riportano tratti deformati del volto o esagerazioni espressive: menti prominenti, nasi aquilini, pance rigonfie ecc. sono il consueto repertorio di rappresentazione di questi personaggi.
L’ambito è quasi sempre comico o comunque legato alla rappresentazione di stati d’animo o di situazioni esagerate e disarmoniche, in cui si manifesta follia o stoltezza, satira o scherno.
Nel medioevo questo tipo di deformazioni dei tratti del volto, o le immagini che incrociano fattezze umane ad altre animali, assumono una valenza demoniaca e incarnano aspetti del male, come si vede nei bestiari o nel capitelli delle chiese romaniche. Il loro scopo non è più tanto comico, quanto di suscitare paura e monito.

Leonardo

Nel Rinascimento si afferma un interesse tutto “scientifico” per le deformità, per i caratteri esagerati del volto o delle espressioni facciali: Leonardo e Durer mostrano nei loro disegni un particolare interesse per le “stranezze” della natura, che trovano anche un loro incuriosito pubblico nelle corti d’Europa: queste ospitano, sempre più numerosi, buffoni e nani (vedi la corte dei Gonzaga a Mantova, dipinta da Mantegna, o quella degli Asburgo a Madrid, ritratta da Velasquez).

Velasquez

Nelle rigide e formali atmosfere di corte la presenza di nani e buffoni, nonché di cani e gatti, serviva ad allietare le lunghe giornate di bambini e dame di palazzo, e a strappare qualche risata.

Quentin Metsys: “La vecchia (La regina di Tunisi)”, 1513, Londra, National Gallery.
Metsys riprende un disegno di Leonardo tratto dal codice Windsor (il Vasari dice che Leonardo nutriva un interesse insaziabile per i visi bizzarri) e lo trasforma in un quadro a olio di grande accuratezza. La vecchia ha un abito elegante ma demodé, i seni vizzi e il volto scimmiesco (viene spontaneo un riferimento alla teoria dell’umorismo di Pirandello). Questa immagine fu poi ripresa anche in stampe popolari, per esempio in una di Wenzel Hollar. Nel Rinascimento la bruttezza significava anche disarmonia, pazzia, bassezza morale, in aperto contrasto con gli ideali di perfezione e armonia dell’umanesimo.


Giuseppe Arcimboldi: “Rodolfo II in veste di Vertumno”, 1590, Balsta.
Lomazzo definiva i ritratti di Arcimboldi “teste composte”, ma anche “grilli”, “chimere”, “capricci”. I volti sono realizzati con l’assemblaggio di vegetali, frutti, ortaggi e altro, secondo un principio allegorico di cui spesso si è perso il significato. Qui l’imperatore Rodolfo II presso cui lavorava il pittore alla corte di Praga, è ritratto come il dio della vegetazione Vertumno, incarnando quindi il principio del rigoglio e della fecondità.
Tra gli inventori della caricatura è opportuno annoverare i fratelli Carraci, Annibale e Agostino, che a Bologna hanno reinterpretato in chiave comica la lezione di Leonardo.

Annibale Carracci

A Roma grande caricaturista, acido e mordace, fu Bernini, che osò prendere in giro papi e cardinali.

Bernini

Nel Settecento espressero un notevole gusto per la deformazione satirica e in chiave di critica dei costumi autori come Hogarth e Goya.

Hogarth

Goya

Nell’Ottocento la caricatura diventa un vero e proprio genere e si autonomizza dagli studi di fisiognomica o dalla iconografia manicomiale, per trovare una sua propria autonoma espressione nei primi giornali satirici.
Nel 1831 Charles Philipon fonda “La caricature” che nel 1833 diventerà “Le Charivari”, testata umoristica a cui parteciperanno numerosi artisti dell’epoca, tra cui uno dei maggiori caricaturisti di tutti i tempi, Honoré Daumier.

Daumier

Altri grandi disegnatori satirici dell’epoca e caricaturisti furono Paul Gavarni, Carle Vernet e Grandville, che fa propria la tradizione fisiognomica di fondere fattezze umane ed animali.

Gavarni

Nel Novecento le testate satiriche si moltiplicano in tutta Europa e anche in Italia si afferma una tradizione di disegno caricaturale che comincia ad essere pubblicato anche nei quotidiani.
Paolo Garretto (1903-89), è stato un prolifico e originale autore di caricature, che ha lavorato in Italia e all’estero con grande fortuna, firmando anche celebri campagne pubblicitarie. Il suo tratto si caratterizza per estrema sintesi e raffinatezza.

Garretto

Tullio Pericoli (1933), marchigiano, disegnatore di Repubblica, è sicuramente uno dei caricaturisti più bravi e noti del momento. I suoi disegni si caratterizzano per la grande leggerezza del tratto e il senso dinamico della composizione. Inoltre, oltre al volto, Pericoli include nella caricatura altri accessori che servono a caratterizzare il personaggio.

Pericoli

Oggi i disegnatori di caricature possono avvalersi di strumentazioni tecniche molto sofisticate, legate alla computer grafica, che permettono di ottenere modificazioni del volto molto espressive ed efficaci.

Anche sui cellulari si trovano applicazioni che attuano una deformazione del volto fotografato, a scopi ludici e satirici.


Insomma, l’arte della caricatura è destinata ad avere vita lunga, anche se, diciamo la verità, ci sono tante facce in giro che sono già di loro delle caricature… O no?

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