AUTORE: Gerri Lunatici.

Si trovava ancora una volta in officina, issata sul montacarichi, il semiasse spezzato, la forcella accartocciata, l’ammortizzatore staccato e per terra una pozza di olio semibruciato che emanava un odore acre. Era coperta di fango, il fanale destro pendeva sul paraurti e il vetro di un finestrino era rotto.
Il meccanico la osservava sconsolato, con uno straccio intriso di morchia in mano, la chiave inglese che spuntava da una tasca dei pantaloni della tuta.
Io te la rimetto a posto, ma non garantisco che la saldatura possa durare a lungo…
Mi basta che duri fino a domenica” gli rispose un tipo tracagnotto al suo fianco.
Cosa c’è domenica?
C’è il Rally delle Tre Valli!
Ah già! E tu vuoi partecipare con questa macchina? Ormai non ce la fa più… l’abbiamo rattoppata mille volte… non è più sicura, Patrick!
E’ l’ultimo che corro con lei… la settimana prossima mi arriva l’auto nuova… vedrai che meraviglia! Poi te la porto per le modifiche
Ah… va bene” disse il meccanico mentre osservava Patrick uscire dall’officina e salire sulla moto guidata da suo fratello.
Allora… sei arrivata al capolinea”, aggiunse dopo una pausa, guardando ancora l’auto immobile, silenziosa. “Non ci vedremo più… Un po’ mi dispiace… Ormai mi ero abituato a vederti qui in officina… Certo che il tuo padrone te ne ha fatte passare, eh? Ti ha un po’ strapazzato, quel bastardo… e la Parigi-Dakar, e il Rally delle Piramidi, e quello dei Laghi finlandesi… Su e giù per le Alpi e l’Appennino tutte le settimane… Quanta polvere hai mangiato? E tutte le volte tornavi qui a farti rimettere a posto… Forse ti meriti un po’ di riposo…” e buttò lo straccio in terra, si avvicinò al semiasse, accese la fiamma ossidrica.
L’auto, sospesa a mezz’aria, emanò un sibilo e si illuminò di un sinistro bagliore.

Arrivò la domenica e Patrick, insieme a suo fratello René, che gli faceva da co-pilota, salirono in macchina, si allacciarono le cinture, si scambiarono le ultime raccomandazioni sul percorso e, al segnale della bandiera a scacchi, partirono con un rombo per il rally delle Tre Valli.
Patrick sembrava scatenato, guidava come un ossesso, spesso senza neanche ascoltare le indicazioni del fratello. Tirava le marce al massimo, non evitava nessuna buca, non schivava le rocce ai lati della strada sterrata, non frenava mai, neanche nei punti più pericolosi, insomma, sembrava volesse spremere fino all’ultimo cavallo la potenza del suo bolide.
Ma in prossimità di una curva a gomito, uno schiocco improvviso fece sbilanciare la vettura: il semiasse, quello da poco saldato, si era di nuovo spezzato e Patrick perse il controllo della macchina, sterzò bruscamente per cercare di farla ruotare su se stessa e così rallentare la corsa. L’auto fece due giri sollevando una nuvola di polvere e uscì di strada in un punto in cui, per fortuna, non c’era nessuno, avanzò per inerzia ancora per un po’ e si spense. Si fermò proprio sull’orlo di un dirupo che sprofondava a valle di un centinaio di metri.
Uuuuhhhh” urlò Patrick.
Ancora due metri e finivamo nella scarpata” rise suo fratello che teneva ancora la cartina in mano.
Cazzo! Si è rotto il semiasse! L’aveva detto il meccanico! ‘Sta stronza… poteva almeno arrivare fino in fondo! Merda!
Eddai! Ci è andata bene… Scendiamo e facciamoci vedere”.
Ma l’auto di colpo si accese e col motore al minimo cominciò ad avanzare, lentamente ma inesorabilmente, verso il burrone. I due al suo interno tentarono inutilmente di slacciare la cintura e uscire. Se lì ci fosse stato qualcuno, forse, avrebbe potuto aiutarli. O forse non avrebbe potuto fare altro che sentire le loro voci urlare sempre più forte all’interno dell’abitacolo, vedere i loro volti terrorizzati, incollati ai finestrini, questa volta intatti ed ermeticamente chiusi.
Ma non c’era nessuno.
Nessuno vide l’auto scivolare nello strapiombo, fracassarsi il cofano sui primi speroni di roccia, rovesciarsi pesantemente su se stessa schiacciando il tettuccio, rotolare con due o tre capriole verso il fondo della valle e fermarsi, dopo aver perso una ruota, sul greto sassoso di un corso d’acqua chiara.
Nessuno la vide prendere fuoco.
Nessuno la vide esplodere.
La corsa fu sospesa.