Era lì, nella rimessa da un sacco di anni. Suo nonno lo usava per portare uova e galline al mercato, prima che i lutti familiari e la siccità non rendessero quella fattoria un desolato avamposto sul nulla. Quel vecchio furgone era diventato un ammasso di ruggine, dimora di animali randagi e serpenti, il cassone ospitava cesti di paglia, una vecchia rete, qualche attrezzo per i campi. Quando era bambino Rodrigo saliva al posto di guida, imbracciava il volante e imitava il suono di un motore rombante. Crescendo, si era messo in testa di riportare in vita quel vecchio furgone.
Suo padre lo prendeva in giro e lo aveva sfidato: “Non ci riuscirai… è troppo malandato…”.
Gli anni erano passati e ormai era rimasto solo lui a tenere in piedi la fattoria, o quello che ne rimaneva, e a mantenere la vecchia nonna e sua sorella più piccola. Il deserto si era mangiato i campi, e degli animali erano sopravvissuti solo una capra e qualche gallina. Anche l’asino era morto la settimana prima.
Il momento di mantenere quella promessa era arrivato. Bisognava andarsene da lì, prima che la sabbia, la polvere e il caldo li inghiottisse definitivamente.
Rodrigo entrò nella rimessa e sgombrò il furgone dai rifiuti che lo sommergevano. Aprì il cofano e ispezionò il motore con occhio competente. Ci lavorò una settimana, spendendo tutti i suoi risparmi e facendosi dare il necessario dai pochi vicini rimasti, in quella landa del Messico abbandonata da Dio e dal Diavolo.
Una sera, al tramonto, infilò la chiave nel cruscotto e provò ad accendere il motore. Il furgone con un rantolo si mise in moto al primo giro. Rodrigo, incredulo, cominciò a ridere dalla felicità, e pensò a suo padre. Anche la sorella e la nonna si misero a ridere, e continuarono per un bel pezzo, fino alle lacrime.
Quella notte, pensò Rodrigo, la loro sorte sarebbe cambiata, avrebbero superato il deserto, varcato il confine e raggiunto negli Stati Uniti il cugino Ramon, che li aspettava da tempo. Caricò il cassone con le poche cose utili che poteva portare con sé, sistemò la sorella al suo fianco e la nonna la fece sedere su una poltrona legata al retro della cabina di guida.
Partirono in piena notte. Rodrigo pensava così di aggirare la polizia di confine e soprattutto di non surriscaldare il motore.
Ma la strada che collegava la fattoria alla statale era stata abbandonata da tempo, il vento e la sabbia l’avevano erosa senza lasciarne traccia. Rodrigo girò coi fari accesi intorno alla fattoria un paio di volte alla sua ricerca e infine imboccò un sentiero che sembrava condurre nella direzione desiderata. La luce fioca dei fanali non lo aiutava e quella notte messicana senza luna a causa delle nuvole fece il resto.
Dopo tre ore interminabili di guida tra buche e sassi, schivando cespugli e rocce, Rodrigo, sudato fradicio ed esausto per la fatica, andò a sbattere contro un muretto che comparve all’improvviso dal nulla davanti a lui. Il furgone, dopo uno scoppio, si spense e una nuvola di fumo cominciò a uscire dal cofano davanti a lui. Rodrigo provò a riavviare il motore, ma non ci fu niente da fare. Scese imprecando e nel buio totale chiese ai suoi passeggeri come stessero.
“Bene” rispose la nonna seduta sulla poltrona.
“Dove siamo?” chiese la sorella sporgendosi dal finestrino.
Rodrigo si guardò intorno. La vista, abituatasi all’oscurità, gli rivelò un paesaggio familiare.
Poco più avanti, immersa nel silenzio della notte, si stagliava il profilo della loro fattoria.