Non è facile dipingere le bocche aperte: le labbra tese, la lingua umidiccia, e tutti quei denti…
Forse è anche per questo che i pittori preferivano ritrarre i loro modelli con le bocche chiuse, o al massimo con un accenno di sorriso. Il mistero della Gioconda forse nasconde solo una brutta dentatura…
Ma ci sono artisti che invece hanno dipinto bocche urlanti, fauci spalancate, gridi strazianti o sgangherati, senza temere di sbagliare l’anatomia o risultare eccessivi o patetici.
La prima bocca urlante che rappresenta una svolta nella storia della pittura è quella di Eva nell’affresco di Masaccio della cappella Brancacci (1424-5). Per la prima volta i corpi sono consapevoli della loro oscenità e Adamo si copre il viso dalla vergogna, mentre Eva grida disperata il suo dolore per la perdita del Paradiso. Una perdita irrimediabile.


L’altro pittore appassionato di bocche urlanti, come di tutto ciò che era strano e bizzarro, è stato Leonardo. I suoi studi per la battaglia di Anghiari sono di una straordinaria resa anatomica e plastica. Non a caso, tra le tante invenzioni del suo genio, c’è anche quella della caricatura. Questo restituisce alla Gioconda il suo mistero.


Un soggetto ricorrente nella storia dell’arte, un po’ splatter e truculento, è La strage degli innocenti: violenza, bambini uccisi e madri urlanti, sembra quasi di assistere a qualche bombardamento contemporaneo… Guido Reni ha realizzato nel 1611 una versione della Strage in cui compare l’immagine di una madre urlante che è diventata il simbolo di ogni madre privata del figlio. Ahimè, sempre attuale.


Ancora nel periodo Barocco è da segnalare il più prolifico pittore di bocche urlanti, Caravaggio: Il ragazzo morso da un ramarro del 1596, La testa di Medusa del 1597 e altri volti che esprimono dolore e disperazione testimoniano della sua familiarità con le bocche urlanti, evidentemente parte integrante del suo vissuto quotidiano…


L’urlo più famoso della pittura è però quello realizzato da Edvard Munch nel 1893. Lui stesso racconta nel suo diario la genesi dell’opera:
Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo… Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando. Questo è diventato L’urlo.
Di questo quadro esistono 4 versioni: la più famosa si trova ad Oslo ed è stata rubata qualche anno fa, ma ritrovata dopo tre mesi. Un urlo troppo “rumoroso”, anche per il mercato dell’arte rubata…


Il Novecento, con tutti i suoi orrori, non poteva non produrre immagini di bocche urlanti. Picasso ne fa largo uso nel suo Guernica, dove strillano, donne, bambini e… cavalli.


Ma l’urlo più angosciante del secolo appena trascorso è quello di Francis Bacon: a urlare non è una vittima della guerra, una madre straziata dalla perdita del figlio, un uomo attanagliato dall’angoscia; a urlare è… il papa, colui cioè che dovrebbe consolare, lenire, dare un senso al dolore. Ma come afferma oggi qualche teologo, Dio non è onnipotente: anche lui davanti alla forza del male e del dolore deve riconoscere la sua impotenza. E lo fa attraverso un urlo.

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