Molto bella! Sta bene con colore di occhi”.
Dici?! ‘A Paolo! Come sto?” chiese la signora al marito indicando con la mano la collana di pietre verdi che scompariva tra le pieghe del seno abbondante e un po’ cadente.
E come stai? Macchenesò… Ce n’hai mille de collane…” rispose l’uomo sdraiato sotto l’ombrellone, impegnato a leggere la Gazzetta dello Sport.
Io fa sconto” disse Aziz, “30 euro invece di 40”.
Macchè 30 euri!” saltò su il marito, improvvisamente destatosi dal suo torpore, all’udire quella cifra.
Sono pietre africane. Vengono da deserto. 30 euro è buon prezzo”.
Eddai Paolo, nun sta’ a fa’ er pidocchioso… so’ pietre africane…”.
Sì, ma gli euri so’ italiani!” sbottò Paolo ridendo e guardandosi intorno per vedere se la sua battuta aveva sortito qualche forma di ilarità negli ombrelloni vicini.
Te do 10 euri” riprese poi serio.
No, no” rispose Aziz offeso e fece l’atto di alzarsi e andarsene via.
Eddai Paolo!” protestò la signora che non si era ancora tolto la collana di dosso e cominciava a spazientirsi. Paolo se ne avvide.
Vabbè, dai, 20 euri e non ne parliamo più”.
Non è possibile… 30 euro è prezzo giusto” replicò Aziz e si alzò.
25!” urlò Paolo facendo tremare la pancia tonda e pelosa e con lo sguardo supplice rivolto al suo interlocutore. Aziz, ormai in piedi, girò lo sguardo verso il mare, piatto, metallico, luccicante. Un sorriso impercettibile gli increspò la bocca.
Va bene, dai, fai un bel regalo a tua moglie”.
Un sospiro di sollievo fece eco a quelle parole e la collana rimase tutto il giorno al collo della signora, che la fece ammirare alle vicine d’ombrellone, per finire la sera in un cassetto insieme a decine di altri ninnoli mai più indossati.

Aziz conosceva bene quel tratto di costa, da Tor Vaianica ad Ansedonia, fino quasi a Capalbio. Tutte le estati vendeva collanine e braccialetti ai turisti che affollavano numerosi quelle spiagge. Finalmente, dopo tre anni di sacrifici era riuscito a comprarsi una macchina, una Ford metallizzata, usata e con 200.000 chilometri dichiarati, ma dall’aspetto ancora signorile. Quell’anno voleva tornare a casa sua in auto. Immaginava la scena: lui che arrivava nel suo villaggio sperduto nel deserto del Ciad, suonava il clacson e sua mamma e tutti i paesani a uscire di casa per vedere chi fosse… Ma è lui! Aziz! E si immaginava le feste, le pacche sulle spalle, i bambini che volevano fare un giro in macchina. E lo sguardo fiero di sua madre…

Quel sogno finalmente si realizzò perché a settembre, finita la stagione, partì da Anzio, dove abitava in un bilocale con altri africani e un cipriota (la storia del cipriota ad Anzio è bella, ma non fa parte di questo racconto…), in direzione Sicilia.
Si fece tutta la Salerno-Reggio Calabria, attraversò lo stretto e arrivò ad Agrigento. Qui aspettò quasi un giorno per imbarcarsi. Osservava con sufficienza i suoi connazionali che scendevano dai pullman stracarichi di valige e fagotti, mentre lui ascoltava la musica comodamente seduto nella sua auto, che scintillava al sole. Si imbarcò per Tunisi e il giorno dopo, stanco ma felice di essere in Africa, riprese la strada verso sud. Costeggiò il mare per un paio d’ore, finché arrivò al bivio che indicava il deserto. Imboccò deciso la strada più infuocata che si sia mai srotolata sulla superficie della Terra. La monotonia del paesaggio gli procurò un po’ di sonnolenza, ma non si fermò. Non fece neanche una sosta, ma verso sera fu costretto a fermarsi: una tempesta di sabbia stava oscurando il cielo e i contorni dell’asfalto si confondevano in mezzo alla sabbia. Rimase chiuso in macchina tutta la notte, dormendo qualche ora sdraiato sui sedili posteriori, mentre il vento fuori ululava come impazzito.
All’alba uscì a fatica dall’abitacolo e si ritrovò in mezzo al nulla. Liberò l’auto dalla sabbia che l’aveva quasi del tutto ricoperta e provò a metterla in moto. Il motore sembrò tossire secco un paio di volte, dopodiché cessò di dare segni di vita. Aziz diede un calcio alla portiera. Ma non disperò, sapeva che non era lontano da casa. Secondo i suoi calcoli a pochi chilometri da lì doveva esserci la deviazione che lo avrebbe portato al suo villaggio. E così prese il bagaglio più leggero e si incamminò verso casa. Camminare sulla sabbia sotto il sole rovente non lo spaventava, negli ultimi anni non aveva fatto altro.

Fu ritrovato il giorno dopo, fortunatamente ancora in vita, da una pattuglia di militari che ispezionava quella zona in cerca di ribelli.
Aziz tornò a casa, tra le braccia amorevoli della madre e gli sguardi di scherno dei suoi compaesani.
La sua Ford divenne un ammasso di ferro vecchio, dimora di serpenti e scorpioni.
Il mare era molto lontano.