– Quindi quello che ti dissi era vero, da un certo punto di vista.
– Da un certo punto di vista?
– Luke, scoprirai che molte delle verità che affermiamo dipendono spesso dal nostro punto di vista.

Obi-Wan Kenobi, Il ritorno dello Jedi

 

 

Chiunque si occupi dell’arte e della tecnica della scrittura conosce in profondità la rilevanza – potremmo dire la dominanza – del punto di vista della voce narrante.

Interno o esterno che sia, più o meno onniscente e focalizzato, il punto di vista è infatti la prospettiva (variabile) con cui l’Autore sceglie di dispiegare una narrazione nel tempo.

Celato sotto le sembianze del narratore, rigo dopo rigo, il punto di vista seleziona dunque cosa raccontare e cosa omettere, chi far parlare e chi far tacere, quali eventi o personaggi mettere a fuoco prima e quali dopo, in un gioco di ripetizioni ed ellissi, variazioni e peripezie narrative che dura tutto il tempo dell’intreccio narrativo e anche oltre.

Snodo cruciale dell’originalità di ogni evento narrativo, il punto di vista è ciò insomma che fa di UNA storia LA storia.

Il punto di vista è ciò che fa di UNA storia LA storia. Click To Tweet

E proprio da qui partiamo per raccontare qualcosa in più sul rapporto tra punto di vista e scrittura online, facendo come prima cosa un passo indietro – o un flashback 🙂 – per alcune considerazioni di prospettiva.

C’è stato un (lungo) tempo in cui le storie – spesso poemi – erano raccontate a memoria e a braccio, tramandate di voce in voce, e il racconto si espandeva in suoni cambiando di volta in volta tono, registro e anche intreccio, a seconda del cantore e del pubblico, modificando così spesso anche punto di vista e focalizzazione.

E un altrettanto lungo periodo, dall’invenzione della scrittura e della stampa in poi, il cui il testo scritto e riprodotto in serie si riferiva invece con piena fedeltà al suo lettore modello, e in cui il punto di vista seguiva di pari passo ogni desiderio dell’Autore, che del narratore, sotto mentite spoglie, faceva un po’ quello che voleva.

Poi è arrivato Internet, e parliamo a grandi linee del 1995.

Da lì in poi è nata una nuova figura, quella dello scrittore online, e per ogni blogger che si rispettasse non c’era altro che il pubblico della rete, di cui tenere conto, sia per quanto riguardava la scelta del Topic che del punto di vista attraverso cui raccontare la propria storia, più o meno persuasiva che fosse.

Ma, in breve tempo, agli sguardi attenti e diversamente fedeli al patto narrativo dei lettori e della platea online – perchè, ricordiamolo, il web è da sempre liquido e, sì, è vero che scripta manent, ma non tanto come sulla carta – si sono aggiunti ben altri osservatori, tutt’altro che passivi.

Chiamarli lettori, infatti, non si può proprio… Questi “osservatori” inanimati hanno iniziato così a mettere il becco – pardon, gli spider – nelle parole online, alla ricerca dei tag e dei metadati più rilevanti e pertinenti.

Per primi furono i motori di ricerca – Google tra tutti – a fare le pulci al testo scritto, scansionandolo secondo schemi rilasciati in ben precise linee guida.

Il tutto per farlo poi riemergere, sempre lui, il testo, là dove l’autore pre-web 2.0 non avrebbe mai immaginato, ovvero nel title, nella description e così via, in una sorta di peripezia narrativa oltre ogni più spericolata ellissi.

Il web è da sempre liquido: sì, è vero che scripta manent, ma non tanto come sulla carta... Click To Tweet

Con l’apparizione dei Social, infine, le briciole di testo si sono sparse a dismisura nel web pronte ad essere raccolte da Pollicini infallibili e automatizzati, componendo chissà dove il disegno di stili di vita, preferenze e idiosincrasie varie di cui instancabili algoritmi di profilazione inseguono ossessivamente le tracce.

Ed ecco che l’Autore – e ormai non più solo quello che scrive per il web – si è trovato oggetto e soggetto insieme di stringhe di testo scritte per loro, i Motori di Ricerca, i Social e i DataSet, le cui varianti presuppongono – replicano, ricalcano, disambiguano – punti di vista spesso che poco c’entrano con il testo originario.

E qui sono iniziati i problemi. Forse.

Perchè anziché subirli, l’Autore – per lo meno quello più disincantato – ha iniziato ad addomesticarli anche lui, i metadati, diventando suo malgrado un piccolo esperto SEO e SMM.

Qui, dunque, sta il punto di non ritorno.

Nel momento in cui l’Autore – resosi ben presto conto che, se non li governava lui, questi benedetti tag, ci pensavano direttamente gli algoritmi, a farlo – ha preso in mano la questione, gestendone direttamente la stesura e la redazione.

Intaccando così, magari senza rendersene conto, il proprio punto di vista autoriale, intento com’era a seguire le linee guida e metriche rilasciate dalle varie piattaforme e a intercettare potenziali Lettori, coincidenti sempre più con veri e propri Lead.

Da questo preciso momento l’Autore – all’interno del meccanismo narrativo – ha dunque iniziato a rivolgersi non solo al proprio lettore/utente/consumatore-modello, ma anche ai modelli matematici e semantici degli algoritmi di analisi e tracciamento.

Ed è così che qualcosa di artificiale – o meglio di ESTERNO – si è insinuato nel suo modo di scrivere, in quanto narratore, blogger o storyteller alla ricerca di VISIBILITÀ.

Qualcosa di artificiale si insinua nel modo di scrivere dello storyteller alla ricerca di VISIBILITÀ. Click To Tweet

Ma questa visibilità ha un prezzo, ovvero il PUNTO DI VISTA di questi stessi osservatori assai determinati nelle proprie mire, e capaci – in contemporanea – di essere interni ed esterni, focalizzati o diradati, ma sempre e comunque onniscenti.

Fatto sta che i testi online, oggi, si spingono molto al di là del “verbo”, facendosi addirittura in qualche modo azione: di visualizzazione per i motori di ricerca, ad esempio, o di engagemnent per i social, sino alla raccolta di dati per attività di remarketing, che poi altro non è che inseguire i propri lettori direttamente a casa loro…

Un bene? Un male?
Questione, anche in questo caso, di punti di vista.

 

Natalia Robusti