AUTORE: Gerri Lunatici.

Aveva passato la giornata fuori Parigi, appostato nei pressi di una casa di campagna dove, secondo la soffiata di un suo collega del giornale, un ministro del governo si incontrava con la sua amante. Le storie di corna si vendono sempre e per questo motivo aveva pazientemente trascorso tutto il pomeriggio nascosto lì fuori, accucciato dietro un cespuglio. Intanto suo cugino, che lo aveva accompagnato fin lì in moto, guardava una partita di calcio in un bar lungo la strada principale.
Jacques faceva il paparazzo da un paio di anni e nell’ambiente del giornalismo scandalistico il suo nome cominciava a circolare, grazie anche a un paio di colpi ben riusciti che aveva messo a segno, foto compromettenti che aveva venduto a caro prezzo. Aveva cominciato per caso, fotografando una notte un attore famoso che urinava ubriaco in un vicolo vicino a casa sua, e col tempo ci aveva preso gusto: non gli pesavano le lunghe ore di attesa, le soffiate fasulle, le minacce delle sue vittime, le denunce. Jacques provava quasi un piacere sadico nel cogliere quei personaggi così celebri e dalle vite dorate in situazioni vergognose o in atteggiamenti che ne minavano la dignità e il decoro. Si sentiva come un piccolo Robin Hood che rubava ai ricchi la reputazione per donarla ai lettori, poveri e invidiosi. La considerava una forma di risarcimento. Insomma, si sentiva una specie di giustiziere, un eroe della Marvel con la macchina fotografica.
Verso sera Jacques si stancò di quell’attesa senza risultati e decise di tornare a Parigi. Si stava facendo accompagnare a casa da suo cugino Simon, quando sentì vibrare il cellulare nella tasca interna del suo giubbotto. Fece accostare.
Sì?!” urlò al telefonino per sovrastare il rumore delle auto che sfrecciavano al suo fianco.
Ho una cosa per te”. Era il suo amico Philip, che faceva il cameriere in un bistrò vicino ad un noto albergo della capitale e già altre volte gli aveva spifferato i movimenti di qualche illustre ospite. Poi, se le foto venivano pubblicate, si beccava il 30%.
Ullalla!” gridò Jacques quando venne a conoscenza del nome del personaggio che avrebbe inseguito di lì a poco. Ma quando arrivò davanti all’albergo fu preso dal disappunto: davanti all’entrata c’erano già una ventina di fotografi, pronti a immortalare l’evento.
Dopo poco, infatti, uscì dal lussuoso albergo la principessa d’Inghilterra Diana Spencer, insieme al suo nuovo compagno, il miliardario Dodi Al Fahied.
Merda!” esclamò Jacques che non era riuscito a scattare ancora una foto.
Intimò al cugino di seguire l’auto su cui i due erano saliti: quella giornata non doveva finire in bianco, e almeno uno scatto lo avrebbe spedito al giornale.
Nonostante il traffico intenso e la velocità sostenuta, Jacques e suo cugino rimasero incollati all’auto dei due fuggitivi. Entrati nel sottopasso del ponte sull’Alma urlò a Simon di affiancare l’auto. Quando si trovò a lato delle portiere posteriori estrasse veloce la macchina fotografica e premette sullo scatto diverse volte. I flash si susseguirono rapidamente in mezzo al frastuono dei motori che rimbombavano sotto il tunnel.
L’auto improvvisamente sbandò, uscì dalla carreggiata e andò a sbattere a tutta velocità contro il pilone del sottopasso. Lo schianto fu assordante e fece tremare l’aria intorno.
Simon aveva rallentato e guardava la scena dallo specchietto retrovisore. Jacques, sorpreso e un po’ spaventato, fece ancora un paio di scatti e urlò “Via! Via!”.
Fuori dal tunnel percorsero ancora una decina di strade a tutta velocità per allontanarsi dal luogo dell’incidente. Arrivati in Place Vendome, Jacques fece accostare e si tolse il casco. Gli ululati delle sirene squarciavano l’aria di quella bella sera estiva. Prese la macchina fotografica e aprì la memoria per vedere le foto scattate.
Le immagini erano tutte scure! Non si vedeva nulla! Solo in una si intravedeva una mano con braccialetto al polso, un po’ mossa, come se salutasse…