BATTLESTAR GALACTICA

BATTLESTAR GALACTICA

Prendiamo ora in esame un’altra serie, quella di Battlestar Galactica. Si tratta di un prodotto televisivo la cui stessa messa in onda è stata una piccola epopea, sino all’ultima produzione che, tra il 2003 e il 2009, ha programmato quattro stagioni complete di una serie che ha avuto in tutta la sua storia molti riconoscimenti, sia di pubblico che di critica [250].

I suoi generi di riferimento sono senza dubbio la fantascienza (per il contesto generale degli eventi, ovvero lo spazio, abitato da altri esseri non umani, i cyloni), ma anche il western (per l’estensione degli scenari in cui si svolge l’azione, e cioè il cosmo, e la dimensione pionieristica di “conquista” degli stessi) e il bellico (per l’ambientazione principale, ovvero l’interno di un’astronave da guerra, e l’iconografia delle scene, fortemente connotate da simboli di tipo militare) [251]

[ATTENZIONE: SPOILER!]

In Battlestar Galactica il fattore tempo assume particolare interesse su due piani distinti, uno che rimane quasi del tutto sotterraneo per tutta la durata della serie e uno invece più contingente e pregnante.

Per quanto riguarda il primo punto, l’intreccio è costruito in maniera tale che si scopre solo alla fine degli eventi che là, proprio dove finisce la trama di Battlestar Galactica (ovvero nell’ultimo episodio dell’ultima stagione) ha contemporaneamente inizio la storia dell’uomo così come la conosciamo oggi sulla terra [252].

Per quanto concerne invece il fattore tempo nella sua dimensione più contingente, la sua ingerenza diretta nella trama e la sua “pressione” sui protagonisti sono determinate dal fatto che buona parte della prima stagione si sviluppa sotto l’attacco diretto dei cyloni, i quali sferrano i loro micidiali assalti esattamente ogni trentatré minuti.

Questa scansione temporale così marcata (che in parte ricorda la struttura di 24) nell’avanzare della trama a poco a poco si affievolirà, ma resterà tuttavia il carattere di urgenza temporale dettato da una serie di eventi che ora analizzeremo.

CREDITS

Prima di dedicarci alla sigla, infatti, occorre anticipare alcuni punti fondamentali dello sviluppo narrativo, ricco di ellissi soprattutto all’inizio del racconto.
Questo ha il suo incipit in medias res, anche se in una breve parentesi, che potremmo definire di “calma prima della tempesta”, a partire dalla quale avrà inizio la narrazione vera e propria.

Qui, uno dei protagonisti, il dottor Gaius Baltar, illustre quanto vanitoso scienziato di fama (che si connoterà ben presto come antieroe), è inquadrato a occhi chiusi mentre il rumore di un orologio scandisce il tempo.
L’orologio è ripreso direttamente nella seconda scena, che ne mostra circa un quarto a schermo intero. Gaius è quindi inquadrato di spalle, mentre contempla un tranquillo paesaggio lacustre. Siamo in presenza di una prima cornice narrativa: il protagonista sembra sognare.

L’immagine di un’altra scena irrompe quindi nello schermo: è la prua di una navicella spaziale che ad altissima velocità percorre un binario all’interno di un cunicolo, per poi sbucare nello spazio cosmico, quasi interamente occupato dalle lamiere di quella che è senza dubbio un’astronave di notevoli dimensioni.
Dall’astronave, mentre udiamo un sottofondo musicale di percussioni che si inserisce a scandire un tempo lento, ma severo, escono altre navicelle. Un pilotaè inquadrato in primissimo piano all’interno dell’abitacolo [253].

Da qui in avanti, per qualche minuto, la narrazione si svolge su cinque piani. Il primo è quello dello spazio esterno, con diverse navicelle che pattugliano i dintorni dell’astronave. Il secondo è l’interno stesso del veicolo spaziale, in cui si iniziano a vedere i protagonisti del racconto, in particolare il Comandante William Adamo, in alta uniforme, nonché le varie tecnologie militari di cui è dotata l’astronave.

Il terzo è un altro “interno”, questa volta di un velivolo più simile a un aereo che a un’astronave. Qui viene inquadrata una donna in abiti civili, e tuttavia dall’aspetto autorevole, che parla di “iper-salto”. Si tratta di Laura Roslin, alter-ego femminile del Comandante Adamo, nonché Presidente in carica di quelli che (lo scopriremo mano a
mano nella vicenda), sono gli unici sopravvissuti di tutta la razza umana. Si tratta di 49.998254 individui tra uomini e donne, divisi in diverse navi civili sotto il comando di un’unica nave militare, quella del Comandante Adamo.

Il quarto scenario è la casa sul lago dove (dorme? sogna?) Gaius, che ora è in “dolce” compagnia di una bellissima donna, o meglio, come si scoprirà più avanti, di una bellissima cylone (o “lavoro in pelle”, come usano chiamarli in maniera dispregiativa i sopravvissuti, per sottolinearne la natura artificiale nonostante le fattezze completamente umane). La “donna”, il cui nome è Caprica Sei, gli dice: “Dio ha un piano per te, Gaius. Ha un piano per tutti e per ogni cosa.” [255].

Il quinto piano narrativo è quello dell’equipaggio della nave spaziale, intento alle manovre, con una ossessiva attenzione al timer dell’orologio. Sono tutti evidentemente molto provati e in attesa di qualcosa di temibile. Al trentatreesimo minuto tutti gli orologi inquadrati suonano, così come suona l’allarme della nave.

Con un lampo accecante alcune navi (quelle dei cyloni) compaiono nello spazio circostante, e il radar stesso le individua. Da lì a poco tutte le astronavi della flotta di sopravvissuti faranno il “salto”in cerca di salvezza. Il salto avviene, tutte le navi sono in salvo. Gli orologi si azzerano [256]. Partono gli altri trentatré minuti di attesa. Siamo all’inizio di una vicenda senza alcuna indicazione temporale, senza alcuna traccia che ci dica dove siamo, cosa è successo e dunque cosa succederà.

LIK A SIGLA

Il primo aiuto ci arriva proprio dalla sigla, che si inserisce nel pieno della narrazione (sarà così a ogni episodio), fornendoci non tanto delle spiegazioni del pregresso, quanto delle vere e proprie anticipazioni degli eventi che avverranno, così da immetterci nel flusso degli eventi con qualche coordinata in più.
Come rebus lanciati da un oracolo, che noi spettatori dobbiamo comunque interpretare, questi frammenti di immagini e di scene ci sintonizzano, ci immergono in una certa atmosfera, in un certo clima, ma essendo privi di dialoghi e in una successione molto rapida ci porteranno, a volte, addirittura fuori strada.
La sigla è divisa in due parti nettamente distinte, per un totale complessivo di circa un minuto di durata. I contrasti interno/esterno e vita/morte, così come il rapporto conflittuale uomo/macchina, sono già tutti lì.

La prima parte della sigla,
introdotta da un coro vocale dal timbro religioso, quasi mistico (indizio del registro filosofico-religioso che sarà presente in tutta la serie), presenta la successione di immagini che vengono “dal futuro” (questo lo spettatore però ancora non ha modo di saperlo, ma lo scoprirà episodio dopo episodio).
Il montaggio di tali frammenti anticipatori, tuttavia, formano nella loro successione una micro-narrazione che si può benissimo attribuire a un sommario degli eventi accaduti “prima” dell’inizio della serie, dandoci così l’illusione di un flashback
narrativo. La prima immagine è infatti quella di una città, una città del futuro (ai nostri occhi) che si specchia sul mare.

La terza scena inquadra prima una moltitudine di navicelle nello spazio (sono velivoli nemici, ma noi spettatori lo comprenderermo solo più avanti nella narrazione), come uno stormo di uccelli (più specificatamente sembrano evocare dei pipistrelli metallici), la quarta un’astronave in dettaglio, la cui luce rossa in una fessura della prua (un radar) potrebbe alludere a uno sguardo minaccioso e intelligente.
Le immagini proseguono, accompagnate dai titoli di testa. Lo schermo inquadra
ora un cielo pieno di nubi bianche riprese dall’alto, nube che si trasforma nella colonna a fungo di un’esplosione in lontananza, probabilmente atomica.

CREDITS

Il quadro è di nuovo sulla fusoliera della nave da guerra vista dall’esterno. La ripresa, avvicinandosi prima e poi oltrepassando la nave, ci lascia leggere la scritta bianca “Galactica”. È la volta di una scia di fumo biancastro di un oggetto in lontananza che precipita, seguita da un’inquadratura in cui lo schermo stesso sembra vacillare.
A questo punto compare il mezzo busto del Comandante Adamo, sbalzato contro la consolle di comando della nave da un urto fortissimo. Un lampo accecante riempie lo schermo. Rivediamo l’immagine della navicella che percorre il binario (come avviene a inizio episodio), seguono i primi piani dei piloti, gli scontri tra le navicelle umane e quelle dei cyloni, seguite da una serie di esplosioni e scoppi, sempre, però, senza alcun rumore in sottofondo, ma solo con l’accompagnamento del canto.

Sono le scene, insomma, di una guerra. Di un sommario che potrebbe essere così riassunto, sino a questo punto: una tranquilla civiltà viene aggredita da forze aliene e minacciose. Ne segue una guerra, devastante e tutt’ora in corso. La sigla in realtà racconta, prendendo a prestito immagini che vengono dal “futuro” della narrazione, il passat recente (ma anche remoto, come si vedrà alla fine dell’intera serie) dell’umanità, anticipando senza che noi spettatori possiamo ancora rendercene conto, l’evoluzione di tutta la storia.

Quel che infatti la sigla non ci svela (perché sarà appunto la volta di chiusura di tutta l’epopea) è che questi stessi uomini sono i nostri stessi predecessori, e che quello che noi stiamo guardando ora non è tanto il nostro futuro, quanto il nostro passato. Il passato di un’umanità che, millenni prima, ha costruito delle macchine, le quali una volta auto-antropizzate si sono ribellate all’uomo, lo hanno sconfitto e in seguito lo hanno inseguito per distruggerlo [257].

Le inquadrature procedono con altre immagini. Si vede il presidente Roselin mentr giura innanzi al suo popolo; si vede la nave da guerra affiancata dalle navi civili ch scompaiono nell’iper-salto. E in un cielo verde smeraldo, come galleggiando in un mare immobile, vediamo la flotta muoversi nello spazio (come se fosse a metà tra la deriva una marcia lenta), e dirigersi tutta insieme verso un punto preciso dell’universo, una meta comune e “finale”.

La sigla prosegue così il suo racconto, sempre con sequenze che mano a mano scopriremo riferirsi a eventi meglio specificati entro la serie: ci dice che la flotta si è dotata di un esercito e di un Presidente, che oltre alla lotta per la propria sopravvivenza sta tentando una fuga verso un porto sicuro. E in questo punto esatto si innesta la seconda parte della sigla, contrassegnata da un brusco cambiamento nella colonna sonora, ora accompagnata da percussioni sempre più forti e rapide. Anche in questo secondo gruppo di sequenze vengono usati una serie di espedienti narrativi di tipo anticipatorio, montando immagini del futuro per raccontarci il passato. Questa parte conclusiva, che cambia di episodio in episodio, ci mostra in anteprima alcuni accadimenti della puntata in corso, con una serie di primi piani dei protagonisti intercalati da scene di azione, guerra e fuga.

Caratteristica comune delle inquadrature di questa parte della sigla è, io credo, la loro forte espressività. Si tratta quasi sempre di sequenze prese nel pieno degli eventi, spesso a ridosso dei protagonisti, mentre la dimensione epica della vicenda è data dalle immagini molto spettacolari del cosmo, rappresentato in maniera molto realistica, a configurare un mondo davvero possibile.

Molto forti le connotazioni dei personaggi, che sembrano supplire a una certa monotonia delle ambientazioni, soprattutto quelle interne alle navicelle, sempre uguali a sé stesse per la ristrettezza degli spazi e dei mezzi a disposizione dell’equipaggio. I volti, infatti, inquadrati in primi e primissimi piani, sono quasi sempre colti in momenti cruciali, in cui i sentimenti di amore, piuttosto che tristezza o paura, sono chiaramente leggibili. Anche l’abbigliamento, minimale e spesso in cattive condizioni per quanto riguarda gli umani, soprattutto se militari, più sofisticato ed elegante invece per quanto riguarda i cyloni (a parte quelli “mimetizzati” tra gli umani), concorrerà a darci indicazioni sui protagonisti, che impareremo a dividere appunto tra militari, civili e “macchine”.

Vediamo così, in una sorta di spirale anticipatoria, quelle che saranno le piste narrative, concettuali e sentimentali degli eventi che il destino ha in serbo per i nostri protagonisti, nonché i primi indizi di svolte inaspettate del racconto. A chiudere il tutto un sigillo finale: il marchio della Battlestar Galactica, al cui cospett cessa il ritmo ormai ossessivo delle percussioni, che sembra alludere al count down anche qui presente, come in 24, per indicare l’attacco imminente dei cyloni. E di nuovo la narrazione riparte, là dove la sigla l’aveva interrotta.


 NOTE

250 - La serie originaria, Galactica, venne creata nel 1978, ma per gli eccessivi costi di produzione venne sospesa dopo un solo anno. Un nuovo tentativo fu fatto nel 1980, con Galactica 1980, che seguì a sua volta l'uscita dell'omonimo film, che ebbe un enorme successo di pubblico. Essendo pensata, questa volta, per un pubblico di ragazzi, la serie tuttavia non suscitò l'interesse sperato, e dopo soli dieci episodi venne nuovamente interrotta. Dopo un'ulteriore tentativo nel 1999 (in cui fu però realizzato solo un cortometraggio, Battlestar Galactica: The Second Coming (che fu proiettato però solo in alcune convention di fantascienza), finalmente nel 2002 Ronald D. Moore (già co-sceneggiatore di Star Treck) scrisse e produsse la nuova serie, che andò in onda dal 2003 al 2009 con ottimi esiti. «Il grande successo della miniserie è stato sottolineato dal fatto che nel 2004, ha vinto un VES Award per gli effetti visivi grazie a Gary Hutzel, Kristen Branan, Emile Edwin Smith e Lee Stringer. Nominations per altri VES Award per le musiche ed i plastici. Altre nominations per i Saturn Award: Katee Sackhoff come miglior attrice di serie televisiva; miglior DVD di serie epica televisiva; e miglior presentazione televisiva». Si veda: http://battlestargalactica.it/battlestar-galactica/ consultato il 29 novembre 2011.

251 - Si tratta non di alieni, ma di “creature” tecnologiche costruite dagli stessi essere umani che tuttavia, nel tempo, si sono evolute ed antropomorfizzate autonomamente.

252 - Nell'ultima stagione, e più precisamente negli ultimissimi episodi, si comprende che il pianeta su cui effettua l'ultimo approdo l'astronave Galactica sia la Terra, abitata in quel tempo da alcuni ominidi primitivi. Se ne deduce, quindi, che l'equipaggio dell'astronave ha dato origine alla razza umana così come la conosciamo oggi. La prima “Eva” della Terra, secondo l'intreccio narrativo, è infatti “Era”, la figlia di Gaius e di Caprica, protagonisti della serie.

253 - Si tratta di Lee “Apollo” Adamo, figlio del Comandante dell'astronave.

254 - Questo stesso dato numerico sarà fonte, dalla seconda stagione in poi, di una fortissima tensione verso una soluzione salvifica degli stessi, in quanto il numero progressivamente diminuirà, così come le risorse di acqua e di cibo a disposizione dei sopravvissuti, e il fattore tempo sarà quindi sempre più determinante. Questo stesso numero sarà impresso in sovra impressione direttamente nella sigla dalla seconda stagione, come un vero e proprio countdown. È infatti chiaro che da una certa cifra in giù la sopravvivenza stessa della razza umana non sarà più garantita.

255 - Il numero indica il numero di serie del cylone. Questi robot antropizzati sono infatti autoclonati.

256 - Si tratta di un salto spazio-temporale che consente alle navi di “scomparire” da un quadrante di spazio per “riapparire” in un altro, anche molto lontano.

257 - La trama del pregresso è in realtà più complessa e intrecciata, rispetto a questo schema semplificato, ma queste informazioni sono quelle essenziali all'analisi in corso.

258 - Serie televisiva statunitense prodotta dal 2008.

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