Un soggetto che mi ha sempre affascinato è quello della nave dei folli.
La nave dei folli è un’opera satirica pubblicata nel 1494 a Basilea da Sebastian Brant, un teologo conservatore tedesco. Il titolo originale, in lingua tedesca, dello scritto è Der Narrenspiegel, das gros Narrenschiff. E’ composta da una serie di 114 satire brevi, illustrata con xilografie, ed è degna di nota anche per essere stata, sotto il profilo più propriamente grafico, la prima opera eseguita su commissione dal pittore Albrecht Dürer. Buona parte del libro ha un contenuto di critica verso la realtà della Chiesa dell’epoca, accusata di corruzione e immoralità. Brant in effetti fustiga con vigore la debolezza ed i vizi del suo tempo e in tal contesto concepisce il personaggio di “San” Grobian, immaginario patrono della gente volgare e screanzata.

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Si legge nell’edizione del 1494: “Perché si vede sorgere d’un tratto la sagoma della nave dei folli, e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari? Perché, dalla vecchia alleanza dell’acqua con la follia, è nata un giorno, e proprio quel giorno, questa barca?”.
Michel Foucault, nel suo “Storia della follia” afferma che da questo momento, e siamo in pieno Rinascimento, “…la follia e il folle diventano personaggi importanti nella loro ambiguità: minaccia e derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, e meschino ridicolo degli uomini”.
Il soggetto faceva riferimento alla pratica, attuata in alcune città costiere, di imbarcare su una vecchia nave un certo numero di disperati, folli, mendicanti e criminali, condurla al largo e poi abbandonarla al suo destino, lontano dall’ordine della città. Naturalmente gli improvvisati equipaggi erano del tutto incapaci di governare la nave e in questo modo sparivano tra i flutti al primo manifestarsi della burrasca. Ma capitava anche che qualche nave riuscisse, in seguito a fortuite circostanze, a sbarcare in qualche porto sconosciuto, e la gente del posto si ritrovasse improvvisamente invasa da una folla di pazzi e disgraziati che occupavano le strade in preda al delirio.
Il primo capitolo della Storia della follia nell’età classica di Michel Foucault è intitolato Stultifera navis, con esplicita allusione al libro di Brant. Nello stesso capitolo, Foucault precisa che la “nave dei folli non era, poi, totalmente un parto della fantasia. Al contrario, era piuttosto comune la prassi di allontanare i matti”dalla comunità dei normali, eventualmente proprio affidandoli a gente di mare: accadeva spesso che venissero affidati a battellieri: a Francoforte, nel 1399, alcuni marinai vengono incaricati di sbarazzare la città di un folle che passeggiava nudo. Le città europee hanno spesso dovuto veder approdare queste navi di folli”.

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La nave dei folli s’ispirava anche ad un altro motivo frequente nell’arte medievale, specialmente nella letteratura satirica, giocato su un bisticcio con la parola latina navis (barca), maccheronicamente correlata alla “navata di una chiesa“. In ambito letterario, infatti, il tema della follia era un tropo retorico diffuso nel periodo ante-Riforma per giustificare la critica alla Chiesa di Roma, ed usato in particolare da Erasmo da Rotterdam nel celebre Elogio della follia, così come da Martin Lutero in Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca.
Solo i “pazzi di corte” (giullari e simili) erano autorizzati a dire quasi tutto quello che volevano. Sfruttando un analogo espediente letterario, Brant poté legittimare le sue critiche alla Chiesa facendole formalmente proferire ai suoi pazzi di fantasia.
Questo lavoro ottenne immediatamente una grandissima popolarità, testimoniata dalle sei edizioni autorizzate, e forse ancor più dalle sette edizioni “pirata”, pubblicate prima del 1521. Brant non appoggiava il movimento della Riforma, ma molte delle sue critiche alla Chiesa riflettevano temi che i riformatori avrebbero fatto propri. Il libro fu tradotto in latino da Jacob Locher (Stultifera navis) nel 1497, in francese nel 1497 e in inglese nel 1509. Molte xilografie della prima edizione sono attribuite a Dürer.
Il soggetto ha ispirato anche un omonimo dipinto allegorico di Hieronymus Bosch (frammento di un trittico), custodito al Louvre.

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La nave dei folli è anche il titolo di un film del 1965 di Stalley Kramer (premio Oscar nel 1966), in cui si raccontano le tristi vicende esistenziali di un gruppo di annoiati europei alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale.

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E oggi? Quali sono le navi di folli che solcano i nostri mari? Le navi da crociera alte come cattedrali che trasportano i vacanzieri da un luogo di divertimento all’altro? O i barconi dei profughi e dei disperati in fuga dalla miseria e dalla guerra?
Ogni nave ospita la sua follia…