Nella vita, si sa, ci vuole un po’ di… fortuna.
Ma anche nella storia dell’arte il ruolo del lato B del corpo umano è stato particolarmente importante. Il genere del nudo è uno dei più amati, sia dal pubblico che dagli artisti stessi, e i più grandi vi si sono dedicati con passione.

Allora mi sono divertito a stilare una sorta di classifica dei 10 migliori … culi, chiamiamoli col loro nome, della pittura di tutti i tempi. Ho escluso quelli maschili, non ritenendomi sufficientemente competente in materia, e quelli scultorei, troppo… marmorei, sodi ed espliciti, da non lasciare molto spazio alla fantasia.
Ecco quindi la mia top ten di “posteriori” al femminile!
Al posto n. 10 metto uno dei primi nudi della storia della pittura, La suonatrice di cimbali della Villa dei Misteri a Pompei. La ragazza, alla fine di una cerimonia di tipo iniziatico, si mette a ballare suonando i cimbali, manco fosse una hare krishna degli anni sessanta. Il velo volteggiando si solleva e …voilà, il fondoschiena appare in tutto il suo splendore, per la gioia degli abitanti della nobile dimora.

Al numero 9 metto la Venere allo specchio di Rubens, del 1613, un sederone molto generoso e abbondante, come era nel gusto del pittore barocco, forse anche un po’ adiposo, ma assai carnoso e morbido, che induce quasi ad allungare la mano, nel tentativo di tastarne la sofficità.


Al numero 8 inserisco un’immagine di Edgar Dégas, una delle sue donne intente alla toeletta. Queste donne, viste come “dal buco della serratura“, come affermò lo stesso pittore, non hanno nulla di sensuale, intente come sono a lavarsi, pettinarsi, asciugarsi, totalmente concentrate nelle loro attività igieniche. La bellezza di questo pastello però rende poetici e suggestivi anche questi gesti così poco erotici e attraenti.


Al posto numero 7 metto L’odalisca romana di Jean-Baptiste Corot del 1843. Il quadro, molto moderno nella composizione, ha un sottotitolo, “Marietta“, probabilmente il nome della ragazza romana che posò per il pittore in uno dei suoi soggiorni italiani. In quegli anni faceva parte del percorso di formazione del Gran Tour la conoscenza non solo della bellezza dell’arte italiana, ma anche di quella delle sue donne…


Al posto numero 6 di questa non molto canonica classifica metto il Nudo disteso di Amedeo Modigliani del 1917. Qui il pittore invece di allungare le forme del corpo, come abitualmente faceva nei suoi ritratti femminili, sembra quasi volerle concentrare , tanto che la ragazza, forse la fidanzata Jeanne Hébuterne, non ha collo! Però ha un gran posteriore…


Al numero 5 inserisco l‘Odalisca di Jules Joseph Levebvre del 1874, perfetta nelle sue forme classiche, con quel tocco di esotico, quel vago odore di incensi orientali che non guasta mai, e che rende l’atmosfera un po’ più torbida e languida.


Al numero 4 compare la Giovane donna dormiente di Jean Honoré Fragonard, del 1776. Come faccia la ragazza a dormire in quella posa è un mistero, ma le coperte arruffate, il disordine della stanza e due rose per terra ci raccontano indirettamente quello che è avvenuto forse poco prima. Le natiche sono ancora arrossate…


Ed ora saliamo sul podio per premiare i primi tre deretani della storia dell’arte.
Al numero 3 c’è lui, Diego Velazquez, il grande maestro spagnolo autore di questa superba schiena (e fondo schiena). D’altra parte lei è Venere e ci guarda divertita dallo specchio che Cupido le regge davanti. Vuol vedere l’effetto che fa sul pubblico il suo didietro… Pensate che questo quadro faceva da pendant alla Maja desnuda di Goya a casa di Manuel Godoy, favorito del re di Spagna, che aveva così risolto il problema dell’arredo alle pareti… Questo quadro, arrivato poi a Londra, fu deturpato con un coltello nel 1914 da una suffragetta per manifestare contro l’arresto della leader del movimento. O forse era solo invidia femminile?


Al posto numero 2 metto Le cabinet de toilette del 1908 di Pierre Bonnard, uno dei miei pittori preferiti. Anche lui, come Dégas, ritrae le sue modelle in bagno, intente alle attività della toeletta personale, ma le sue donne, avvolte dalla calda luce del Mediterraneo, trasudano sensualità e calore e le posture dei loro corpi flessuosi e leggeri sono sempre aggraziate ed eleganti. Questa ragazza inarca la schiena, per meglio ricevere la luce del sole, mettendo in evidenza la curva del suo sedere.


E infine il numero 1, il campione di tutti i lati B della storia dell’arte: l’avrete già capito, è lui, il culo della bella Odalisca bionda di Francois Boucher del 1752. Il filosofo Diderot affermò di “non aver mai visto glutei più belli” di questi. La modella è la giovanissima amante del re di Francia Luigi XV: si chiama Marie-Louise O’Murphy e a quell’epoca ha solo 15 anni, come si vede dall’espressione un po’ bamboleggiante del volto. La posa è un po’ oscena, al limite della pornografia, ma il parere di Diderot resta sembra valido, anche a più di 250 anni di distanza.


Insomma, la storia dell’arte, e della bellezza, passa anche attraverso una parte del corpo non troppo nobile, ma sempre molto apprezzata, simbolo, forse per la sua circolarità e sfericità, di benessere e buona fortuna.
Vi auguro, quindi, di avere anche voi nella vita una buona dose di…

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