Questo che segue non è un racconto di viaggio, ma piuttosto un approdo personale. Sono le riflessioni che ho scritto la penultima sera di un lungo itinerario fatto attraverso l’Olanda. Quindi se lo leggerete non vi perderete lungo nessuna strada né incontrerete tappa alcuna…

Gli olandesi.
Popolo di uomini e donne atletici e imponenti, gli olandesi non sono slavati come inglesi e tedeschi e sono piacevoli da vedere anche per come si muovono e comportano: rapidi ed essenziali, sorridenti e ben disposti. La cosa che stupisce nell’osservarli tutti insieme (hanno un grande senso del gruppo e della convivialità) è l’assenza di un qualunque marker sociale, la cui presenza è da noi ormai insopportabile e satura pressoché ogni spazio di convivenza.
Niente accessori né macchine di lusso, niente pacchianerie fuori luogo… è impossibile distinguerli per classe non solo sociale, ma neppure culturale… ed è anche difficile attribuire un’età precisa alle persone. Sembrano tutti, non so come, giovani. L’abbigliamento è sportivo e abbastanza sobrio, eppure elegante e fino chic!
Il patto reciproco collettivo sembra essere finalmente quello del diritto alla felicità e al benessere; come in un socialismo liberale, applicato secondo natura, tutto funziona da sé, secondo poche regole precise, condivise e rispettate.
Le donne giocano – si capisce molto bene – un ruolo importante: sono attive, disinibite e spiritose; gli uomini sembrano miti, un po’ lunatici e fin sornioni. Sono comunque molto rispettosi: niente sguardi bavosi in giro, e sì che ce ne sarebbe motivo, visto le “stanghe” che girano ovunque! 🙂
Una strana forma di anarchia auto-regolata governa un’attività frenetica di mezzi e persone che si muovono molto rapidamente, ma non danno alcun segno visibile di stress… è un popolo veloce!
Si spostano quasi tutti in bicicletta anche su lunghe distanze: giovani, vecchi e bambini schizzano su queste due ruote alquanto scassate che sono le vere regine della città: sono migliaia e sparse praticamente ovunque.
Unica eccezione a questa sorta di frenesia sono i pub, i ristoranti, i bar … nel grembo delle varie cucine etniche e internazionali tutti, lì, si sollazzo e mangiano, bevono, chiacchierano e ridono.
Sorprende la loro immediatezza e spontaneità, anche nei modi a volte bruschi, senza autocensure, che li portano ad essere improvvisamente sgarbati se in qualche modo qualcuno o qualcosa disturba l’ordine naturale, o meglio, culturale,  delle cose.
Se cammini ad esempio a piedi nella pista ciclabile non hai scampo: ti scampanellano e quasi ti travolgono, se non ti scansi veloce! Persino i vecchi, qui, anziché avere badanti appresso, sono motorizzati: si auto-scorrazzano qua e là su biciclette a tre ruote alimentate a energia.
Bellissime sono anche le loro abitazioni, arredate con gusto e  di piccole dimensioni. Camminando per strada le puoi vedere una ad una: qui le tende si usano  poco. Le vetrate poi sono enormi, per carpire la luce sino all’ultimo scintillio, e non si fanno tanti problemi di privacy… se cammini e guardi dentro li vedi, tranquilli, intenti ognuno nei fatti propri, magari in mutande!
Grande attenzione ai materiali e ai colori, le stanze sono piene di libri, di quadri (molto belli, tra l’altro!), di piante, tappeti e oggetti di design… Tutto è disposto con cura, in queste case in miniatura, dove l’efficienza degli spazi supplisce alle modeste dimensioni. Molte delle abitazioni sono disposte su tre piani, secondo l’architettura tipica dell’Olanda. A piano terra c’è una cucina e una zona soggiorno; una delle due, di solito, si affaccia su di un giardino interno. Al primo piano c’è una camera e il bagno; all’ultimo piano, mansardato, un’altra camera.
La vita comunitaria si svolge per lo più attorno ai corsi d’acqua, che sono popolati quasi di più delle stesse città e si animano ai primi raggi della luce sino all’ultimo istante del crepuscolo.
Molti di loro sono soliti cenare – in estate intendo – su piccole barche di legno, tipo gozzi, accessoriati con barbeque e piastre. Tavoli e pub invadono i lungofiume, in una miriade di locali e localini; qui nemmeno le biciclette sembrano essere consentite.
Il cibo è molto amato, tant’è che adorano i prodotti italiani che sono messi ovunquea parte, come preziosi in una gioielleria.

In sintesi sembrerebbe che l’aver strappato la loro terra alle acque – come Israele fece con il deserto – abbia conferito loro una natura da un lato combattiva e determinata, ma dall’altro estremamente fiduciosa… si percepisce un senso comune di “riconoscenza” verso la natura benigna e verso gli altri esseri umani.

La ricchezza palese e ben distribuita che si respira ovunque sembra fondata di una scelta oculata delle proprie spese: gli olandesi spendono per muoversi, nutrirsi bene, stare insieme, vivere circondati dalla natura e contornati dalla bellezza.
Li accomuna anche un grande amore per la tecnologia. Qui internet impera, così come tutte le forme di tecnologia.
Dovessi cercare alla fine di questo ritratto così “innamorato” un difetto – forse l’unico – in questa civiltà sorprendente, è l’assenza di mistero e pathos, in un modo di esistere che nell’appagamento e nel benessere sembra scordare che esiste per ciascuna il momento del distacco e dell’addio.

Come una civiltà pagana che venera il dio sole e sottovaluta, forse, la dea della notte.