Anche gli scrittori mangiano. E bevono. E scrivono…

Cosa vuole mangiare? Qui servono solo omelettes alle erbe aromatiche e insalate di pesce. Prenderei due omelettes alle erbe aromatiche, disse Monteiro Rossi, scusi se le sembro sfacciato, ma oggi ho saltato il pranzo. Pereira ordinò tre omelettes alle erbe aromatiche e poi disse: e ora mi racconti i suoi problemi”.

Antonio Tabucchi, “Sostiene Pereira

All’ora di cena, Harvey seguì Penn e sedette a tavola davanti a una gamella di stagno piena di lingua e interiora di merluzzo insieme a pezzetti di lardo e a patate fritte. Vicino alla gamella trovò una pagnotta di pane ancora caldo e una tazza di caffè nero molto forte. Affamati com’erano, attesero tuttavia che Pennsylvania recitasse solennemente la benedizione. Poi, si ingozzarono in silenzio, finché Dan, riprendendo fiato sopra la sua gamella, chiese ad Harvey come si sentisse.

– Sono sazio, però c’è posto per un’altra gamella –”.

Rudyard Kipling, “Capitani coraggiosi

La navigazione cominciò con una festa, nonostante l’acquazzone amazzonico che avrebbe continuato con pochissime pause per il resto del viaggio. Però non importò a nessuno… Fermina Daza scese in cucina, fra le ovazioni dell’equipaggio, e preparò per tutti un piatto inventato che Florentino Ariza battezzò: melanzane all’amore”

Gabriel Garcia Marquez, “L’amore ai tempi del colera

Per lo più, il coltello della frutta non tagliava. Non riuscivano a sbucciar la mela. O la mela gli schizzava via dal piatto come sasso di fionda, a rotolare fra scarpe lontanissime. Allora, con voce e dignità risentita, era quando dicevano: -Cameriere! Ma questo coltello non taglia!-. Tra i cigli, improvvisa, una nuvola imperatoria. E il cameriere accorreva trafelato, con altri ossibuchi: ed esternando tutta la sua costernazione, la sua piena partecipazione, umiliava sommessa istanza appiè il corruccio delle Loro Signorie: (in un tono più che sedativo): -Provi questo, signor Cavaliere!- : ed era già trasvolato”

Carlo Emilio Gadda, “La cognizione del dolore

“Molto accresce la forza il vino all’uomo spossato”.

Omero, “Iliade

Tutta la verità mi balenò allora alla mente. Egli era ubriaco – bestialmente ubriaco – e non poteva più reggersi in piedi, né parlare, né vedere… Era chiaro che durante la serata doveva aver bevuto più di quanto sospettassi, e che la sua condotta era stata il risultato d’una ubriachezza che, come la pazzia, rendono spesso chi ne è vittima capace di conservare i modi di una persona in pieno possesso delle proprie facoltà”.

Edgar Allan Poe, “Le avventure di Gordon Pym

Mi son sicuro che se el Deo Padre, in la persona, invece di impararglielo al Noè, tanto tempo dopo, ‘sto truco meravigioso de schisciare l’uga, de trar foeura el vino, al ghe l’avesse insegnat subito, fin dal prinzipio, all’Adamo, subito, prima dell’Eva, subito… non saremo im ‘sto mundo malarbeto, saremo tui in paradiso, salut!

Dario Fo, “Mistero buffo

Non vi lasciate illudere

che è poco, la vita.

Bevetela a gran sorsi,

non vi sarà bastata

quando dovrete perderla

Bertolt Brecht, “Poesie e canzoni

L’unica cosa bella dell’ubriachezza è questa non coscienza, la tabula rasa, il silenzio e il nulla, il non essere nel quale ci si riposa veramente, al prezzo del doposbronza del giorno seguente

Bohumil Hrabal, “L’uragano di novembre

Bisogna essere sempre ubriachi, ecco tutto, ecco l’unica questione; per non sentire l’orribile fardello del tempo che rompe le spalle e piega a terra, bisogna ubriacarsi senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacere; ma ubriacatevi

Charles Baudelaire, “Lo spleen di Parigi

Buone letture e buon appetito!

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